A worldwide diaspora has left a quarter of a million people at the foot of a space station. Cultures collide in real life and virtual reality. The city is a weed, its growth left unchecked. Life is cheap and data is cheaper.
When Boris Chong returns to Tel Aviv from Mars, much has changed. Boris’s ex-lover Miriam is raising a strangely familiar child who can tap into the data stream of a mind with the touch of a finger. His cousin Isobel is infatuated with a robotnik—a cyborg ex-Israeli soldier who might well be begging for parts. Even his old flame Carmel—a hunted data-vampire—has followed him back to a planet where she is forbidden to return.
Rising above all is Central Station, the interplanetary hub between all things: the constantly shifting Tel Aviv; a powerful virtual arena and the space colonies where humanity has gone to escape the ravages of poverty and war. Everything is connected by the Others, powerful entities who, through the Conversation—a shifting, flowing stream of consciousness—are just the beginning of irrevocable change. |
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Lavie Tidhar è uno scrittore israeliano che ha passato la sua gioventù in un kibbutz (sembra difficile immaginarlo, ma ci sono ancora persone che hanno avuto questa esperienza) per poi girare il mondo. Ha scritto alcuni romanzi che hanno avuto una discreta considerazione, ma questo, che al momento in cui scrivo è il suo più recente, è sicuramente il più famoso e con diverse segnalazioni a vari premi. Però è un collage di racconti già pubblicati in precedenza, anche se sviluppati intorno ad un argomento e ad una ambientazione comune che ha reso facile il merging in una singola opera. Ma la suddivisione in storie separate sopravvive al tentativo di unione, e questo è uno dei problemi del romanzo.
Tornerò poi su questo aspetto, ma prima vorrei parlare dello stile narrativo, che è molto completo e gradevole, e della descrizione dei personaggi, davvero esemplare. Tidhar sa indubbiamente padroneggiare le parole e le usa molto bene per descrivere i sentimenti delle diverse persone che danno struttura al romanzo. Ma non sono solo i personaggi ad emergere, perché la storia è ambientata in un futuro non definito in cui l'umanità, dopo infinite guerre, ha occupato il Sistema Solare, padroneggia tecnologie bio-informatiche che al momento possiamo soli immaginare, e tutti gli esseri umani, ovunque siano, vivono in una connessione totale, grazie ad impianti cerebrali che fin dalla nascita li fanno vivere in un sistema di informazione globalizzato.
Ma non ci sono solo aspetti positivi. Il romanzo è centrato sui personaggi e le loro emozioni, e l'ambientazione viene presentata in modo indiretto, e a pezzetti, solo attraverso l'azione dei personaggi. Cosa che sarebbe assolutamente accettabile se non lasciasse troppi fatti oscuri, inspiegati, come cogliere un breve flash di una realtà diversa dalla nostra senza sapere il come e il perché. Le spiegazioni sono poche e brevi, così come non si capisce come il collegamento alla stazione che rappresenta il legame con l'intero Sistema Solare debba essere in Israele, e sulle rovine di una vecchia stazione di autobus di Gerusalemme, così come non si capisce perché tutte le guerre di cui si ricordano i ciborg residuati dai vecchi conflitti si siano svolte nel Sinai. Il resto del mondo sembra non esistere.
È poi sicuramente affascinante dal punto di vista narrativo che la Stazione Centrale, la porta della Terra verso il resto dell'universo, il massimo della tecnologia del futuro, sia immersa in una specie di casbah araba, con tutte le abitudini e le regole di comportamento di oggi, ma è oggettivamente poco realistico. Il miscuglio di futuristico e di antico che Tidhar cerca di sviluppare non è davvero ben equilibrato, e se il romanzo si riesce a leggere, anche con piacere, è solo per la prosa davvero notevole dell'autore, cha aiuta a sorvolare sui tantissimi difetti del contenuto, tra cui devo tornare a citare l'origine del romanzo da racconti separati. Tutte le varie storie si intrecciano, si interconnettono, ma non riescono mai a diventare una sola storia, e questo è purtroppo molto evidente. Ogni vicenda segue una sua propria logica che sembra avere poco in comune con quella delle altre, con l'ambientazione unico elemento di unione.
La sensazione che mi è rimasta dopo la lettura è stata: bello... ma avrebbe potuto essere decisamente molto meglio, un'occasione sprecata.
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